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Attività decommercializzate per le ex IPAB solo se iscritte al RUNTS

La “nuova” lett. b-bis) del comma 3 dell’art. 79 del DLgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore), introdotta dalla legge di bilancio 2019 (art. 1 comma 82 della L. 145/2018), considera non commerciali le attività aventi a oggetto interventi e servizi sociali, interventi e prestazioni sanitarie e prestazioni socio-sanitarie se svolte da fondazioni delle ex IPAB, a condizione che gli utili siano interamente reinvestiti nelle attività di natura sanitaria o socio-sanitaria e che non sia deliberato alcun compenso a favore degli organi amministrativi.
Al riguardo, la circolare Agenzia delle Entrate n. 8/2019 (§ 7.3) – di commento a tutte le novità fiscali introdotte dalla legge di bilancio 2019 – ha chiarito che, sotto il profilo soggettivo, la nuova previsione fa riferimento alle fondazioni di diritto privato derivanti dalla trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) ai sensi delle previsioni recate dal DLgs. n. 207/2001.
Inoltre, considerato che il comma 82 interviene sull’art. 79 comma 3 del Codice del Terzo settore e che quest’ultima disposizione prevede, al comma 1, che la disciplina di cui al Titolo X del medesimo Codice trovi applicazione “agli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali”, nei confronti di tali soggetti il beneficio previsto dalla nuova disposizione si applica a condizione che gli stessi siano iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore (c.d. RUNTS, non ancora istituito) e risultino rispettati, in generale, tutti i requisiti ai fini del possesso e del mantenimento della qualifica di ente del Terzo settore.
La citata circolare precisa poi che per la suddetta agevolazione operano i termini applicativi previsti dall’art. 104 comma 2 del Codice del Terzo settore, vale a dire a decorrere dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro. Attualmente tali condizioni di operatività non risultano ancora realizzate e, pertanto, la nuova previsione agevolativa contenuta nel comma 82 non è ancora applicabile.
L’Agenzia delle Entrate (circ. n. 8/2019, § 7.2) esamina anche l’evoluzione normativa che ha interessato il beneficio della riduzione alla metà dell’aliquota IRES, previsto, per alcune tipologie di enti no profit, dall’art. 6 del DPR 601/73.
L’art. 1 comma 8-bis del DL 135/2018 convertito (c.d. “semplificazioni”) ha ripristinato, seppur temporaneamente, la richiamata agevolazione dopo che l’art. 1 comma 51 della L. 145/2018 ne aveva previsto l’abrogazione a decorrere dal 1° gennaio 2019. In particolare, il decreto ha disposto il rinvio dell’abrogazione dell’art. 6 del DPR 601/73 al periodo d’imposta in cui sarà applicato un nuovo regime agevolativo, il quale, a sua volta, dovrà essere definito con successivi provvedimento legislativi.
Pertanto, anche successivamente al 31 dicembre 2018 e fino al periodo di imposta di prima applicazione del nuovo regime, nel rispetto dei requisiti sanciti dall’art. 6 del DPR 601/73, nei confronti degli enti interessati l’aliquota IRES troverà applicazione nella misura del 12% in luogo di quella ordinaria del 24%.
Per completezza è poi richiamata la disposizione di coordinamento prevista dall’art. 89 comma 5 del DLgs. n. 117/2017, in virtù della quale la riduzione a metà dell’IRES non si applica agli enti iscritti nel RUNTS; per quanto riguarda, invece, gli enti religiosi civilmente riconosciuti (art. 4 comma 3) iscritti nel RUNTS, la riduzione si applica limitatamente alle attività diverse da quelle di interesse generale.
Tale previsione opererà per gli enti iscritti nel RUNTS a decorrere dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo di operatività del predetto Registro.
Con riferimento alla decommercializzazione di cui all’art. 148 comma 3 del TUIR, l’art. 1 comma 1022 della L. 145/2018 ha esteso la portata applicativa di tale agevolazione alle strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interesse.
L’Agenzia delle Entrate (circ. n. 8/2019, § 7.4) ha chiarito che, ai fini della fruizione del beneficio di cui trattasi, è necessario che le “strutture periferiche”: siano dotate di autonoma soggettività sotto il profilo tributario rispetto agli enti pubblici non economici cui si correlano (vale a dire che devono qualificarsi come autonomi soggetti passivi d’imposta ai sensi dell’art. 73 del TUIR); abbiano natura privatistica e la forma giuridica di enti di tipo associativo; siano qualificabili, sotto il profilo tributario, quali enti non commerciali ai sensi dell’art. 73 comma 1 lett. c) del TUIR; siano necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interesse; rispettino tutte le condizioni stabilite dal comma 3 dell’art. 148 del TUIR.

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