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Cessioni intracomunitarie, da indicare l’operazione non imponibile in fattura

Nella fattura relativa alle cessioni intracomunitarie di beni, non imponibili ai sensi dell’art. 41 del DL n. 331/1993, deve essere indicato il titolo di non imponibilità con l’eventuale specificazione della norma di riferimento, comunitaria o nazionale. Rispetto alla disciplina applicabile fino a tutto il 2012, l’unica novità, contenuta nell’art. 46, comma 2, del DL n. 331/1993, è la facoltà, anziché l’obbligo, di riportare la norma che giustifica la detassazione, che da quest’anno può essere – a scelta del cedente – quella interna (art. 41 del DL n. 331/1993) o quella comunitaria (art. 138 della Direttiva n. 2006/112/CE).

La dicitura “operazione non imponibile” non risulta “assorbita” dall’annotazione “inversione contabile”, che il nuovo art. 21, comma 6-bis del DPR n. 633/1972 prevede – come elemento essenziale del documento – per le “cessioni di beni e prestazioni di servizi, diverse da quelle di cui all’articolo 10, nn. da 1) a 4) e 9), effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell’imposta in un altro Stato membro dell’Unione europea (…)”.

Come regola generale, le cessioni intracomunitarie sono imponibili nel Paese membro di destinazione, in capo al cessionario che effettua l’acquisto in veste di soggetto passivo. Sembrerebbe, quindi, logico ritenere che le operazioni aventi natura intracomunitaria, siccome effettuate nei confronti di soggetti passivi che sono debitori d’imposta in altri Stati membri, debbano essere fatturate riportando l’annotazione “inversione contabile”. La norma da ultimo richiamata intende, invece, riferirsi ad una diversa tipologia di cessioni, in quanto il citato comma 6-bis dell’art. 21 del DPR n. 633/1972 disciplina il contenuto della fattura quando le operazioni poste in essere dai soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato “non sono soggette all’imposta ai sensi degli articoli da7 a 7-septies (…)”.

Il carattere extraterritoriale dell’operazione rappresenta, dunque, la condizione applicativa del comma 6-bis dell’art. 21, riguardante le cessioni che hanno come controparte un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro, ma che – dal lato attivo – sono escluse da IVA in Italia perché non soddisfano il presupposto territoriale.
Diversamente, le cessioni intracomunitarie si considerano territorialmente rilevanti in Italia anche se beneficiano del regime di non imponibilità; prova ne sia, tra l’altro, l’abrogazione – operata dal DLgs. n. 18/2010 – dell’art. 40, comma 9, del DL n. 331/1993, vale a dire della previsione di extraterritorialità delle operazioni in esame.

In sintesi, per le cessioni, la fattura deve contenere l’annotazione “inversione contabile”, oltre che l’eventuale indicazione della norma comunitaria o nazionale, se l’operazione, non territorialmente rilevante in Italia, è posta in essere nei confronti di un soggetto passivo che sia debitore d’imposta in un altro Stato membro.
A titolo esemplificativo, può trattarsi della cessione di un bene già presente nel Paese UE del cliente; l’esecuzione dell’operazione non implica la movimentazione intracomunitaria della merce, sicché la cessione resta esclusa dalla disciplina di cui al DL n. 331/1993 (cfr. Corte di Giustizia, causa C-587/10, punti 29 e 30).
Sotto questo specifico profilo, la normativa interna, così come novellata dalla L. n. 228/2012, è allineata a quella comunitaria, in vigore dal 1° gennaio di quest’anno.

In base al punto 11-bis) dell’art. 226 della Direttiva n. 2006/112/CE, la dicitura “inversione contabile” presuppone che il cessionario/committente sia debitore d’imposta. La disposizione non si riferisce al destinatario di una cessione intracomunitaria, come può evincersi dal precedente punto 4), che impone di specificare in fattura il numero di identificazione IVA del cessionario/committente in due ipotesi, ossia quando quest’ultimo “ha ricevuto una cessione di beni o una prestazione di servizi per la quale è debitore dell’imposta o una cessione di beni di cui all’articolo138”, cioè una cessione intracomunitaria.

Piuttosto, dal citato punto 11-bis) si desume che l’indicazione della norma, comunitaria o nazionale, di riferimento non è un elemento richiesto, neppure in via facoltativa, quando l’operazione è soggetta ad inversione contabile, così come – ai sensi del punto 10-bis – quando l’operazione è soggetta ad autofatturazione; a quest’ultimo riguardo, il nuovo comma 6-ter dell’art. 21 è perfettamente in linea con il precetto comunitario richiamato, stabilendo che “le fatture emesse dal cessionario di un bene o dal committente di un servizio in virtù di un obbligo proprio recano [soltanto] l’annotazione «autofatturazione»”.

In conclusione, stando alla disciplina interna, per le cessioni intracomunitarie è corretto non riportare la dicitura “inversione contabile”. Dal punto 11) dell’art. 226 della Direttiva n. 2006/112/CE emerge però che, per tali cessioni, è richiesto in ogni caso il riferimento alla disposizione comunitaria o nazionale, mentre il titolo di non imponibilità non è necessario, all’esatto opposto di quanto previsto dall’art. 46, comma 2, del D.L. n. 331/1993.

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