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Compatibilità del sindaco in affitto presso il commercialista

Nessuna ineleggibilità/incompatibilità è ravvisabile in capo al sindaco/revisore di una spa che per l’esercizio della propria attività ha in locazione un locale del più ampio studio facente capo al Dottore commercialista consulente contabile e fiscale della medesima società. In una situazione di questo tipo neppure è ravvisabile una “rete” professionale da prendere in considerazione ai fini dell’indipendenza del revisore legale ex art. 10 del DLgs. 39/2010 previgente.
Sono queste le interessanti precisazioni fornite dal Tribunale di Genova nella sentenza n. 3166/2017.
Nel caso di specie, il sindaco/revisore di una spa, nominato nel luglio 2009, richiedeva il pagamento dei compensi per l’attività svolta in relazione agli esercizi chiusi il 31 marzo 2010, 2011 e 2012. La spa si opponeva eccependo la violazione dei requisiti di indipendenza di cui al previgente art. 10 del DLgs. 39/2010, essendo il sindaco/revisore “collaboratore” del professionista incaricato dell’attività di consulenza contabile e fiscale della spa. La citata disposizione, con i suoi più rigorosi criteri rispetto a quelli di cui all’art. 2399 c.c., era ritenuta non applicabile, nella specie, dal sindaco/revisore, in ragione della eccezionalità dell’ipotesi di affidamento di entrambi i controlli a un unico soggetto.
Il Tribunale evidenzia, in primo luogo, come dalle emergenze istruttorie risultasse solo che il sindaco/revisore della spa aveva affittato un locale del più ampio studio del consulente contabile e fiscale della medesima società, con il quale collaborava solo occasionalmente, e, comunque, mai in relazione all’attività di consulenza attinente alla medesima spa.
A fronte di ciò, si osserva come, essendo la nomina intervenuta nel 2009 – ovvero quando ancora non era presente la disciplina specifica sui revisori di cui al DLgs. 39/2010, in vigore dal 7 aprile 2010 – sia necessario partire dall’art. 2399 c.c., al quale, per i revisori, rinviava il previgente art. 2409-quinquies c.c. La decisione in commento afferma, anche alla luce delle indicazioni fornite in materia dalla Cassazione n. 9392/2015, che non è ravvisabile alcuna causa di ineleggibilità/incompatibilità. Di conseguenza, per l’annualità chiusa al 31 marzo 2010, i compensi sono certamente dovuti.
Analogo esito vale anche per gli esercizi successivi, nonostante l’applicabilità – contrariamente a quanto prospettato dal sindaco/revisore – della disciplina del DLgs. 39/2010. Nessuna disposizione, infatti, reca un regime di indipendenza “attenuato” quando la funzione di revisione è svolta dai sindaci. Ciò che rileva è la funzione in quanto tale, cioè la revisione legale dei conti, rispetto alla quale le garanzie di indipendenza non possono essere diverse a seconda delle tipologie di società a ciò tenute, perché identica è la ragione per cui tale funzione di controllo è stata istituita; ovvero la garanzia per i terzi circa l’affidabilità delle comunicazioni sociali. Ad ogni modo, come anticipato, non è ravvisata alcuna violazione alla disciplina sull’indipendenza. Il previgente art. 10 del DLgs. 39/2010, infatti, già considerava l’indipendenza del revisore anche rispetto alla “rete” di appartenenza. Rete che, in base al previgente art. 1 lett. l) del DLgs. 39/2010, era costituita da una struttura finalizzata alla cooperazione “e” che perseguiva chiaramente la condivisione degli utili o dei costi “o” faceva capo a una proprietà, un controllo o una direzione comuni “e” condivideva prassi e procedure comuni di controllo della qualità, la stessa strategia aziendale, uno stesso nome o una parte rilevante delle risorse professionali.
Secondo il Tribunale di Genova, quindi, una “rete” può essere costituita da uno studio di commercialisti e revisori avente una denominazione comune, ove più professionisti indipendenti condividano i locali, collaborino per lo svolgimento di pratiche professionali e, fondamentalmente, condividano la medesima attività professionale sul versante dei costi e dei profitti “comuni”: infatti, si tratta di una struttura organizzativa che condivide un proprio progetto economico comune tra i vari professionisti partecipi. Nessun vincolo di tal tipo, però, si ravvisa tra i due professionisti del caso in questione (conclusione che, peraltro, sembra valere anche a fronte della più ampia nozione di rete vigente, in ragione dell’impossibilità di ravvisare, nella specie, qualsiasi finalità di cooperazione).
Neppure, poi, sono configurabili dubbi di indipendenza comparando il regime organizzativo della prestazione professionale con il disposto del previgente comma terzo dell’art. 10 del DLgs. 39/2010, ai sensi del quale potrebbero rilevare altresì, tra gli altri, i casi di interesse personale. Dovrebbe trattarsi, infatti, di un dubbio connotato da un minimo di concretezza, agli occhi di un osservatore disinteressato, perché altrimenti da ogni rapporto di colleganza dovrebbe discendere una lesione all’indipendenza del revisore. Situazione assente nel caso di specie, nel quale, in presenza di una puntuale demarcazione tra le attività esplicate dai professionisti verso la medesima società, i dubbi sull’indipendenza del sindaco/revisore erano stati palesati solo dopo la sua richiesta di pagamento dei compensi, a conclusione di un triennio nel quale non era mai stato formulato alcun addebito di inesattezza nelle verifiche eseguite.

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