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Comunicazione black list senza codice fiscale nel modello polivalente

Le istruzioni al “modello di comunicazione polivalente” forniscono un chiarimento importante in merito alle modalità di “identificazione” della controparte estera per le comunicazioni “black list”. Come si ricorderà, infatti, per espressa disposizione di legge nelle comunicazioni deve essere indicato il codice fiscale attribuito a tale soggetto dallo Stato estero ovvero, in mancanza, un altro codice identificativo (come, ad esempio, il numero di iscrizione al Registro delle imprese locale), mentre non viene espressamente menzionata la partita IVA del cliente o fornitore estero.
In presenza di controparti residenti in Stati nei quali non esiste né il codice fiscale, né la partita IVA, la prassi corretta nel modello di comunicazione approvato nel 2010 è, quindi, quella di non compilare il rigo A1, campo 10, relativo alla partita IVA, e di inserire nel campo 11 del medesimo rigo (rubricato “Codice fiscale”) il numero di iscrizione al Registro delle imprese, o un codice equipollente.
Qualora venga usato il nuovo modello polivalente (opzione ammessa dalla mensilità di ottobre 2013, o dal terzo trimestre 2013), tali indicazioni si semplificano: nel rigo BL002, infatti, è presente un solo campo “Codice identificativo IVA”, per il quale le istruzioni al modello (pagina 11) precisano come la sua compilazione non sia obbligatoria. Nel momento in cui la controparte non abbia, quindi, né partita IVA, né codice fiscale (situazione estremamente frequente nelle comunicazioni “black list”), se viene utilizzato il vecchio modello risulterebbe obbligatorio inserire almeno il numero di iscrizione al Registro imprese del cliente o fornitore estero (o altro codice similare), mentre se si usa il quadro BL dello spesometro la parte non verrebbe identificata da nessun codice di carattere numerico, ma solo dalla denominazione sociale e dall’indirizzo della sede. Tale conclusione appare singolare se si pensa che il legislatore, nel disciplinare tali comunicazioni, ha privilegiato il codice fiscale del soggetto estero (e non la sua partita IVA) per la relativa identificazione, mentre nel nuovo modello l’indicazione del codice fiscale semplicemente sparisce, lasciando il posto alla sola indicazione della partita IVA, come detto facoltativa.
Si tratta di un’indicazione che semplificherà parecchio l’adempimento, in molti contesti gravato dalla necessità di richiedere alla controparte dati non conosciuti, spesso con esiti negativi, in special modo nell’ambito di rapporti commerciali occasionali. Va detto che, a questo punto, dovrebbero ritenersi non sanzionabili anche le comunicazioni “black list” inviate con il vecchio modello e prive non solo della partita IVA, ma anche del codice fiscale o di un codice equipollente. Secondo la prassi dell’Agenzia delle Entrate (circolare n. 2 del 28 gennaio 2011, § 4.4), infatti, l’unica possibilità di evitare le sanzioni sarebbe legata all’impossibilità, per il soggetto italiano, di ottenere il codice fiscale della controparte estera (con esiti, tra l’altro, incerti, visto che la stessa circolare lascia agli organi accertatori la valutazione, nelle specifiche circostanze, dell’esimente dell’errore scusabile).
Ora, sembrerebbe irrealistico pensare che una comunicazione priva del codice fiscale possa essere sanzionata o meno solo per il fatto che il soggetto che la presenta utilizza un modello piuttosto che l’altro, per cui il passo sopra evidenziato della circolare 2/2011 dovrebbe ritenersi non più attuale, considerato che evidentemente l’indicazione di tale dato, seppure previsto dalle norme, appare privo di una reale utilità, tanto che ne è stata disposta la soppressione nel modello polivalente.
Vanno, poi, evidenziate apprezzabili semplificazioni nel quadro BL dello spesometro rispetto al quadro A del vecchio modello. In primo luogo, vengono accorpati in due soli righi (BL003 e BL006) gli estremi delle operazioni imponibili, non imponibili ed esenti (rispettivamente per le operazioni attive e passive), dati che sono invece presenti con una maggiore analisi nel vecchio modello. Per le operazioni non soggette viene, invece, previsto il solo dettaglio delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi per le operazioni attive (per quelle passive, invece, il dato è cumulato nel rigo BL007). Da ultimo, anche per le note di credito e di debito il nuovo modello risulta molto semplificato, essendo necessario indicare, separatamente per le vendite e per gli acquisti, il solo ammontare rettificato e la relativa imposta.
Nelle comunicazioni da presentare entro il 30 novembre 2013, che rappresentano il primo banco di prova per il nuovo modello polivalente, il suo utilizzo in luogo della vecchia modulistica “black list” potrebbe quindi rappresentare una semplificazione concreta.

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