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Iva ordinaria per il trasporto di persone con servizi turistico-ricreativi

In presenza di un servizio complesso reso da un’impresa di trasporto e destinato a soddisfare anche esigenze turistico-ricreative, oltre che la mera mobilità dei passeggeri, le prestazioni effettuate devono essere assoggettate all’aliquota IVA ordinaria. Si tratta del chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 225 di ieri, 5 luglio 2019.
Il caso esaminato riguarda una società esercente attività di trasporto urbano marittimo che, in occasione della stagione estiva, intende ampliare la gamma dei servizi offrendo quanto segue:
- servizio di trasporto urbano di passeggeri con somministrazione, a ciascuno di essi, di una bevanda e sommaria descrizione dei luoghi oggetto di visita da parte del personale di bordo;
- organizzazione di mini crociere senza attracco e con una breve descrizione della costa ai passeggeri durante il tragitto, sempre a cura del personale di bordo;
- organizzazione di eventi particolari, a mezzo dei quali, a fronte di un unico corrispettivo, i passeggeri sono trasportati in loco;
- organizzazione, dietro un unico corrispettivo, del trasporto marittimo dei passeggeri per un breve tragitto nelle acque antistanti il Comune con la somministrazione di un aperitivo;
- utilizzo delle proprie imbarcazioni per servizi di trasporto privato ed esclusivo, a favore di ristretti gruppi di persone, finalizzato al soddisfacimento di esigenze turistico-ricreative (es. intrattenimento con musica e pasti, attività di guida turistica e simili).
L’Agenzia delle Entrate non ha condiviso la soluzione prospettata dall’impresa di trasporto, ossia quella di considerare i predetti servizi composti di una serie di prestazioni tra loro accessorie o complementari.
Richiamando la prassi amministrativa relativa all’art. 12 del DPR 633/72, infatti, l’Agenzia ha precisato che “una cessione di beni o una prestazione di servizi risulta accessoria a un’operazione principale quando integra, completa e rende possibile quest’ultima” (es. ris. Agenzia delle Entrate n. 337/2008). È necessario, dunque, che la prestazione accessoria formi un tutt’uno con quella principale, non essendo sufficiente una generica utilità della prima rispetto alla seconda.
Viceversa, i corrispettivi di prestazioni distinte devono essere trattati fiscalmente secondo il loro proprio regime, anche se le prestazioni fossero rese da un unico soggetto a favore dello stesso committente.
Come precisato dalla stessa Agenzia delle Entrate, l’interpretazione fornita è coerente con la giurisprudenza Ue, in base alla quale si è in presenza di un’unica prestazione “quando due o più elementi o atti forniti dal soggetto passivo al cliente sono a tal punto strettamente connessi da formare, oggettivamente, una sola prestazione economica indissociabile la cui scomposizione avrebbe carattere artificioso” (Corte di Giustizia Ue 18 gennaio 2017 causa C-463/16).
Anche secondo la Corte di Cassazione, inoltre, è decisivo il fatto che “l’operazione accessoria si configuri essenzialmente come un mezzo per il completamento o la realizzazione della operazione principale” (Cass. n. 24049/2011).
Considerato che la società non si limita al mero trasporto urbano dei passeggeri, ma intende fornire una prestazione articolata che include altri servizi non finalizzati a integrare, completare e rendere possibile l’operazione principale di trasporto, l’Agenzia delle Entrate ha qualificato le prestazioni sopra elencate come generiche e, pertanto, soggette all’aliquota IVA ordinaria.
Alle medesime conclusioni era giunta la ris. Agenzia delle Entrate n. 117/2003 negando l’applicazione dell’esenzione IVA, prevista dall’art. 10 comma 1 n. 14 del DPR 633/72 (nella versione applicabile ratione temporis), in presenza di una fattispecie complessa e articolata nella quale il trasferimento del cliente nei luoghi previsti dal programma era solo strumentale all’offerta di servizi con finalità turistico-ricreativa.
L’interpretazione contenuta in questo documento di prassi è stata recentemente richiamata dalla ris. Agenzia delle Entrate n. 50/2018 e condivisa dalla Cassazione n. 46715/2018.

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