Attività di verifica da parte del Revisore
Dott. Alessio Pistone | 01/02/2013
Durante l’intervento tra la chiusura e la presentazione del bilancio, il revisore svolge le cosiddette verifiche di sostanza, vale a dire quelle analisi condotte sulla base della documentazione messa a disposizione dal cliente ovvero ottenuta da soggetti terzi. L’estensione del lavoro in tale ambito è inversamente proporzionale al grado di affidabilità attribuito dal revisore al sistema di controllo interno in essere presso il cliente.
Con riguardo alla voce debiti verso fornitori, assumono particolare rilevanza le procedure svolte per individuare l’eventuale esistenza di passività non registrate nel periodo in esame. A tal fine, il revisore deve innanzitutto acquisire il dettaglio del conto “fatture da ricevere” alla data di bilancio, dal quale seleziona un campione di registrazioni (ad esempio, quelle di importo superiore ad una certa soglia) e svolge le seguenti analisi:
– verifica la corrispondenza con la fattura;
– nel caso di forniture di merci, determina la competenza sulla base del documento di trasporto;
– nel caso di forniture di servizi, prende visione dei relativi contratti.
Solitamente il suddetto test viene svolto anche nella “direzione” opposta, vale a dire selezionando un campione di fatture pervenute nel periodo successivo a quello di chiusura del bilancio. Potrebbe, infatti, accadere che alcune fatture di competenza dell’esercizio revisionato, ma arrivate nei primi mesi dell’esercizio successivo, non siano state incluse nel novero delle fatture da ricevere. Tale circostanza è più frequente nei periodi di crisi economica come quello attuale, che possono favorire il differimento di costi da un esercizio ad un altro.
Elementi probativi sulla completezza dei costi di competenza dell’esercizio possono essere acquisiti dal revisore anche tramite la procedura di circolarizzazione. Ai fornitori selezionati viene infatti richiesto di allegare alla risposta anche l’estratto conto delle partite in essere e tale documento risulta utile al revisore per individuare le fatture di competenza dell’esercizio contabilizzate dal fornitore, ma non dalla società. Inoltre, nei casi in cui, sulla base del lavoro svolto nelle fasi preliminari (di interim), il revisore ritenga che possa esserci un rischio di passività non registrate, può decidere di includere nel campione da selezionare per la procedura di circolarizzazione, oltre ai fornitori con saldo significativo, anche quelli con saldo di piccolo importo o addirittura a saldo zero.
Le eventuali passività non registrate possono essere, inoltre, individuate tramite altre fonti quali:
– l’esame del conto sopravvenienze passive per il periodo che intercorre tra la data di chiusura dell’esercizio e quella di completamento della revisione;
– l’analisi dei libri sociali;
– le informazioni contenute nelle risposte alla circolarizzazione dei legali della società in merito agli onorari maturati alla data di bilancio ma non ancora fatturati;
– le informazioni contenute nelle risposte alla circolarizzazione delle società di factoring circa le commissioni e gli interessi maturati ma non ancora fatturati;
– analisi comparative con i dati dell’esercizio precedente e con quelli di budget.
Infine, una sopravvalutazione del risultato dell’esercizio può derivare dal mancato accertamento di rettifiche di ricavi (riconducibili, ad esempio, a merci difettose o eccedenti le ordinazioni, differenze di qualità, applicazioni di prezzi diversi da quelli concordati in virtù di sconti e abbuoni).
Esempi di procedure che il revisore dovrà prevedere per valutare la correttezza degli stanziamenti in bilancio a fronte degli elementi sopra riportati sono i seguenti:
– analisi a campione delle note credito emesse dall’azienda dopo la chiusura dell’esercizio;
– esame dell’andamento di tali poste (anche in rapporto al fatturato) rispetto agli esercizi precedenti;
– analisi a campione delle condizioni contrattuali (che possono, ad esempio, prevedere l’applicazione di sconti o il riconoscimento di premi al raggiungimento di determinati livelli di acquisto da parte del cliente).
A conclusione del lavoro svolto, il revisore riepiloga gli errori riscontrati (e non recepiti in contabilità dal cliente) in un prospetto dove evidenzia i relativi impatti sul risultato dell’esercizio (al lordo e al netto dell’effetto fiscale) e sul patrimonio netto. Nei casi in cui le rettifiche riscontrate assumano dimensioni che eccedono il limite di significatività stabilito in sede di pianificazione il revisore dovrà valutare la formulazione di un giudizio con rilievi o di un giudizio negativo nella sua relazione sul bilancio.