Documentazione di rischio nel trasnfer pricing
Dott. Alessio Pistone | 30/04/2013
Nell’ambito del progetto avviato nel 2011 sulla valutazione dei rischi insiti nel transfer pricing, l’OCSE ha pubblicato il documento Public Consultation: Draft Handbook on Transfer Pricing Risk Assessment (di seguito, “il Manuale dell’OCSE”), al fine di ricevere commenti da parte dei rappresentanti della comunità imprenditoriale e degli esperti fiscali entro il 13 settembre 2013.
Le criticità che le tecniche di transfer pricing possono presentare sono significative e richiedono un notevole “investimento” di risorse, sia da parte delle Amministrazioni finanziarie, sia da parte delle società multinazionali, non solo a causa dell’elevata materia imponibile coinvolta, ma anche a motivo della loro complessità e specializzazione.
Le Amministrazioni finanziarie, la comunità imprenditoriale e gli esperti fiscali concordano sul fatto che un’efficiente identificazione (e valutazione) dei rischi di transfer pricing comporta un “more targeted” e “more cost-effective” uso delle risorse a disposizione delle Amministrazioni finanziarie.
Naturalmente, il processo di identificazione del rischio è notevolmente complesso e richiede un certo grado di esperienza e giudizio, non potendosi ridurre alla semplice applicazione di regole standard.
Una volta identificate alcune caratteristiche generalmente associate ad un rischio di transfer pricing, non necessariamente si procede ad una verifica sui prezzi di trasferimento praticati dalla società: come rilevato dal Manuale dell’OCSE, la presenza di perdite, ad esempio, è connaturata al business, e non necessariamente rappresenta il risultato di una manipolazione intercompany dei prezzi di trasferimento.
Tuttavia, si evidenzia come determinate tipologie di transazioni (ad esempio, quelle derivanti da operazioni di business restructuring o le transazioni aventi ad oggetto servizi e/o beni intangibili, ecc.) possono presentare elevati profili di rischio, a causa della loro stessa natura, ed essere finalizzati all’erosione della base imponibile mediante lo spostamento di profitti in giurisdizioni caratterizzate da una fiscalità di vantaggio.
Le Amministrazioni finanziarie possono procedere alla valutazione (qualitativa e quantitativa) dei transfer pricing risks sulla base delle diverse informazioni in possesso e/o richieste alla società oggetto di verifica. Le principali fonti di informazione per le Amministrazioni finanziarie sono rappresentate da dichiarazioni fiscali della società, bilanci, dati presenti in database commerciali, informazioni ricevute da altre Amministrazioni o Uffici pubblici, comunicati stampa, riviste di settore ed altre fonti di pubblico dominio, meeting con il personale e il management della società.
Il Manuale dell’OCSE rileva inoltre l’importanza della predisposizione di una specifica documentazione sui prezzi di trasferimento diretta a:
– descrivere le transazioni e le operazioni poste in essere dalla società;
– illustrare la struttura del gruppo multinazionale e i diversi profili funzionali e di rischio delle società appartenenti al gruppo medesimo;
– enunciare i metodi di transfer pricing adottati e ritenuti “the most appropriate transfer pricing methods for the transaction at issue” e descriverne le modalità applicative;
– dimostrare, attraverso un’analisi economica, che i transfer prices applicati dal gruppo multinazionale sono “at arm’s length”.
Una chiara definizione della documentazione richiesta ai fini del transfer pricing consente di ridurre tempi e risorse utilizzate dalle Amministrazioni finanziarie per le verifiche fiscali.
Il ricorso ad una pluralità di fonti di informazione permette alle Amministrazioni finanziarie di comprendere la transazione, la società oggetto di verifica e il settore economico nel quale la stessa opera. L’identificazione e la valutazione preliminare dei transfer pricing risks arreca benefici sia ai contribuenti coinvolti nelle verifiche sia alle Amministrazioni finanziarie.