Bilanci di sostenibilità: Rivisitazione degli ESRS e nuovo standard VSME

| 14/07/2026

La Commissione Europea due settimane fa ovvero il 3 luglio, ha adottato un nuovo atto delegato con cui vengono rivisti gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), predisposti dall’EFRAG, insieme al nuovo VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard), lo standard volontario destinato alle imprese che non rientrano nell’ambito di applicazione obbligatoria della rendicontazione di sostenibilità. Il provvedimento dovrà ora completare l’iter di approvazione presso il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea.

L’EFRAG é un ente indipendente fondato nel 2001 su iniziativa della Commissione Europea con l’obiettivo di servire l’interesse pubblico europeo nel campo della rendicontazione aziendale, sia finanziaria che di sostenibilità. La sua missione principale é sviluppare e promuovere visioni europee sugli standard contabili e di sostenibilità, contribuendo a garantire trasparenza, coerenza e comparabilità delle informazioni divulgate dalle imprese. Non solo fornisce consulenza tecnica alla Commissione Europea sull’adozione degli International Financial Reporting Standards (IFRS) nell’UE, valutando la compatibilità degli standard con il contesto economico europeo e proponendo eventuali adattamenti, ma sviluppa gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) e fornisce raccomandazioni per la Direttiva sulla Rendicontazione di Sostenibilità delle Imprese (CSRD), assicurando coerenza e comparabilità dei dati di sostenibilità tra le aziende europee.

L’intervento rappresenta un ulteriore tassello del percorso di semplificazione amministrativa promosso dalle istituzioni europee. L’obiettivo é quello di ridurre gli adempimenti burocratici a carico delle imprese, mantenendo invariati gli obiettivi della transizione ecologica e della finanza sostenibile. La revisione modifica il Regolamento delegato (UE) 2023/2772 e si inserisce nel più ampio pacchetto di semplificazioni denominato “Omnibus”, nato per rispondere alle numerose osservazioni formulate da imprese, professionisti e operatori finanziari sulla complessità applicativa della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

Secondo la Commissione europea, la revisione degli ESRS punta a migliorare la qualità delle informazioni destinate agli investitori e agli altri portatori di interesse, eliminando la produzione di dati scarsamente significativi che, negli ultimi anni, hanno spesso reso i bilanci di sostenibilità più complessi senza accrescerne l’effettiva utilità. L’intento, quindi, non é quello di ridurre gli obblighi di trasparenza, ma di concentrare la rendicontazione sugli elementi realmente rilevanti.

Le modifiche riguardano anche alcuni aspetti tecnici particolarmente delicati. Per quanto concerne la contabilizzazione delle emissioni di gas ad effetto serra, le imprese potranno adottare alternativamente il criterio del controllo finanziario oppure quello del controllo operativo, allineandosi alle principali metodologie internazionali. Viene inoltre circoscritto l’obbligo informativo relativo alle microplastiche alle sole microplastiche primarie, mentre per alcune sostanze estremamente preoccupanti sono previsti periodi transitori che consentiranno un adeguamento graduale. Anche alcuni obblighi relativi agli effetti finanziari attesi vengono rinviati, offrendo alle imprese un margine temporale più ampio per organizzare i propri processi di raccolta dei dati.

Pur conservando l’impianto generale degli ESRS, la revisione elimina numerose richieste considerate eccessivamente gravose o premature. Uno degli interventi più significativi consiste nella riduzione di circa il 61% dei datapoint obbligatori previsti dagli standard, con una più netta distinzione tra informazioni obbligatorie e facoltative. Viene inoltre attribuito maggiore rilievo ai dati quantitativi rispetto alle descrizioni narrative e viene rafforzato l’approccio “top-down” nell’applicazione del principio della doppia materialità. In sostanza, le imprese saranno chiamate a focalizzare la rendicontazione sugli impatti, sui rischi e sulle opportunità realmente significativi, evitando di inserire informazioni prive di concreta rilevanza soltanto per finalità prudenziali.

Il nuovo calendario previsto dalla disciplina europea conferma che gli ESRS revisionati diventeranno obbligatori per gli esercizi aventi inizio dal 1° gennaio 2027, lasciando comunque alle imprese la possibilità di procedere ad un’applicazione anticipata già con riferimento ai bilanci del 2026.

Tra le novità di maggiore impatto operativo vi é anche l’innalzamento delle soglie dimensionali che delimitano l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina. L’obbligo di rendicontazione individuale e consolidata interesserà infatti esclusivamente le imprese ed i gruppi che presentano congiuntamente ricavi netti superiori a 450 milioni di euro ed un organico medio superiore a 1.000 dipendenti. Le realtà che rimangono al di sotto di tali parametri, comprese quelle quotate che non rientrano più nell’obbligo, potranno scegliere volontariamente di adottare il VSME, destinato a costituire il principale riferimento per una rendicontazione semplificata della sostenibilità.

Per le imprese aventi sede in Paesi terzi, ma operanti nel mercato unico europeo, l’obbligo scatterà quando i ricavi netti realizzati nell’Unione europea supereranno i 450 milioni di euro, assicurando così condizioni di concorrenza omogenee tra operatori europei ed extraeuropei.

Questa revisione rappresenta un importante passo verso una regolamentazione più equilibrata, capace di conciliare gli obiettivi della sostenibilità con la necessità di evitare inutili appesantimenti amministrativi. La scelta di privilegiare informazioni realmente utili rispetto ad una mole eccessiva di dati conferma una crescente attenzione delle istituzioni europee alle esigenze delle imprese. Anche il Governo italiano ha sostenuto con convinzione il percorso di semplificazione normativa promosso in sede europea, ribadendo la necessità di rendere la transizione ecologica compatibile con la competitività del sistema produttivo nazionale. Si tratta di un’impostazione che valorizza il tessuto imprenditoriale italiano, riducendo gli oneri burocratici senza rinunciare agli obiettivi di trasparenza e sostenibilità.