Convenienza ed evoluzione del concordato preventivo biennale 2026-2027
Dott. Alessio Pistone | 22/07/2026
Il concordato preventivo biennale continua a rappresentare uno degli strumenti più rilevanti messi a disposizione dei contribuenti per favorire una maggiore certezza nei rapporti con il Fisco. Le modifiche introdotte per il biennio 2026-2027 confermano la volontà del Governo di rendere questo istituto sempre più efficace, premiando chi sceglie un percorso di trasparenza e collaborazione con l’Amministrazione finanziaria. Il beneficio più significativo resta quello che ha caratterizzato il concordato sin dalla sua introduzione: il reddito effettivamente conseguito oltre quello concordato non viene assoggettato a tassazione. Se, ad esempio, un contribuente concorda per il 2026 un reddito di 1000.000 euro e a fine anno realizza un reddito di 500.000 euro, i 4000.000 euro eccedenti non concorrono alla formazione della base imponibile. Per imprese e professionisti che prevedono una crescita dell’attività, questo meccanismo può tradursi in un risparmio fiscale di notevole entità, confermando la scelta del legislatore di incentivare la programmazione economica anziché penalizzare chi produce maggiore ricchezza.
A questo vantaggio si affianca la possibilità di assoggettare a imposta sostitutiva il maggior reddito concordato rispetto al reddito rettificato dell’anno precedente al biennio. Le aliquote, comprese tra il 10% e il 15% in funzione del punteggio ISA, risultano sensibilmente inferiori rispetto a quelle ordinarie IRPEF o IRES. Anche la conferma del limite massimo di 85.000 euro di maggiore imponibile assoggettabile alla sostitutiva testimonia la volontà del Governo di mantenere il concordato uno strumento fiscalmente conveniente e competitivo.
L’adesione consente inoltre di beneficiare automaticamente del regime premiale ISA. Ciò significa accedere alle agevolazioni normalmente riservate ai contribuenti con i punteggi più elevati, indipendentemente dal risultato effettivamente conseguito. Tra i principali benefici figurano maggiori possibilità di compensazione dei crediti, la disapplicazione della disciplina delle società non operative, la riduzione dei termini di accertamento e ulteriori semplificazioni amministrative. Si tratta di una scelta che valorizza la compliance fiscale e conferma l’approccio dell’attuale Esecutivo orientato a premiare i contribuenti collaborativi.
Di particolare interesse é anche il rafforzamento delle tutele nei confronti dell’attività di controllo poiché chi aderisce al concordato non é soggetto agli accertamenti presuntivi previsti dall’articolo 39 del D.P.R. n. 600 del 1973, uno degli strumenti più utilizzati dall’Amministrazione finanziaria ma soprattutto la tutela opera nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e, in specifiche circostanze, anche nei confronti della Guardia di Finanza. Pur restando possibili verifiche sulla correttezza degli adempimenti dichiarativi, appare evidente come il sistema privilegi un rapporto di fiducia con i contribuenti che scelgono di aderire al concordato, concentrando le attività di controllo soprattutto sulle posizioni ritenute maggiormente a rischio.
Tra le novità del biennio 2026-2027 merita una particolare attenzione l’inserimento del nuovo iperammortamento tra le rettifiche del reddito concordato, previsto dall’articolo 7, comma 3-bis, del D.L. n. 38/2026. L’iperammortamento rappresenta una misura di incentivo agli investimenti che consente alle imprese di maggiorare fiscalmente il costo dei beni strumentali destinati alle attività industriali produttive, riducendo così il carico tributario e favorendo il rinnovamento tecnologico e l’innovazione dei processi aziendali. Grazie alla modifica normativa, le imprese che aderiscono al concordato possono continuare a beneficiare integralmente di questa agevolazione senza che gli effetti vengano sterilizzati dal reddito concordato. Si tratta di un intervento che conferma l’attenzione del Governo verso le imprese che investono in competitività, innovazione e crescita del sistema produttivo nazionale.
Nel complesso, il concordato preventivo biennale si conferma uno strumento capace di coniugare certezza fiscale, semplificazione amministrativa e convenienza economica infatti le recenti modifiche dimostrano come il legislatore abbia scelto di perfezionare progressivamente l’istituto, rendendolo sempre più aderente alle esigenze di imprese e professionisti. Un’impostazione che contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra Stato e contribuente e che rappresenta uno degli interventi più significativi dell’attuale Governo nel percorso di modernizzazione del sistema tributario.