Le cinque strategie di applicazione della Direttiva UE 2026/470
Dott. Alessio Pistone | 28/09/2026
Come stiamo ormai analizzando da mesi (leggi) le recenti modifiche normative non ridimensionano ma semplificano il ruolo della CSRD riducendo il perimetro degli obblighi ma continuando a rappresentare uno dei principali riferimenti europei in materia di rendicontazione di sostenibilità. Infatti una eventuale uscita dal perimetro della Direttiva non comporta una esclusione dalla crescente richiesta di informazioni ESG ma anzi aiuta le imprese che continuano a confrontarsi con richieste di dati provenienti da banche, investitori, clienti e altri stakeholder, indipendentemente dall’applicazione diretta degli obblighi di rendicontazione previsti dalla normativa. La questione dunque non riguarda più soltanto l’individuazione dei soggetti obbligati, delle tempistiche e delle informazioni da rendicontare, ma riguarda soprattutto il modo in cui i dati e i principi propri del reporting possono essere utilizzati per orientare il business, assumere decisioni più consapevoli e governare i processi di cambiamento. In questa prospettiva, la CSRD può rappresentare uno strumento operativo attraverso cinque direttrici fondamentali che andiamo ad analizzare punto per punto.
La prima direttrice riguarda la capacità di individuare ciò che assume effettiva rilevanza per l’impresa. La doppia materialità prevista dagli ESRS consente infatti di analizzare contemporaneamente due prospettive differenti ma strettamente collegate, vale a dire gli impatti che l’organizzazione produce sull’ambiente e sulla società e, dall’altra parte, i rischi e le opportunità che i fattori esterni possono determinare sull’impresa. Si tratta di un’attività nata nell’ambito degli obblighi di compliance previsti dalla CSRD, ma che assume una rilevanza più ampia, poiché porta l’organizzazione a interrogarsi preventivamente su quali siano gli aspetti realmente significativi per il proprio modello di business e sulle ragioni per cui tali aspetti possono incidere sulle sue prospettive future.
La seconda direttrice riguarda la possibilità di trasformare gli obiettivi ESG in un percorso concreto di creazione di valore. La CSRD porta infatti le tematiche ambientali, sociali e di governance all’interno delle decisioni strategiche e operative, richiedendo alle imprese di tradurre gli obiettivi dichiarati in traguardi misurabili, indicatori verificabili, piani di intervento e sistemi di monitoraggio. Gli impegni relativi alla decarbonizzazione, all’inclusione, alla parità retributiva e agli altri ambiti della sostenibilità devono quindi trovare una traduzione concreta nelle strategie aziendali. Un esempio significativo é rappresentato dal piano di transizione, la cui disclosure rimane prevista anche dopo le modifiche introdotte con Omnibus, pur nel rispetto del principio di materialità. Attraverso questo strumento, la consapevolezza dei rischi e delle opportunità legati alla transizione climatica può essere trasformata in obiettivi, investimenti e interventi di decarbonizzazione capaci di incidere sull’intera organizzazione. L’obiettivo non consiste quindi soltanto nella riduzione dell’impatto ambientale, ma anche nella capacità di anticipare i rischi collegati alla transizione e di individuare tempestivamente le opportunità che possono derivarne per il business.
La terza direttrice riguarda la credibilità delle informazioni ESG. La previsione di una revisione esterna della rendicontazione contribuisce infatti a costruire una base informativa più strutturata, documentata e verificabile, riducendo i rischi connessi a comunicazioni ambientali non adeguatamente supportate e a possibili fenomeni di greenwashing. Il tema assume particolare rilievo anche alla luce della Direttiva EmpCo, ossia la disciplina europea sull’empowerment dei consumatori nella transizione verde, che dal 27 settembre 2026 introduce specifiche limitazioni nei confronti dei c.d. “claim ambientali generici” o privi di adeguata dimostrazione. La disciplina EmpCo non interviene direttamente sul bilancio o sulla rendicontazione CSRD, tuttavia le due normative si collocano all’interno di un quadro nel quale la qualità e la verificabilità delle informazioni assumono un’importanza crescente. Quando i dati contenuti nella rendicontazione vengono utilizzati anche nella comunicazione commerciale, devono infatti poter essere adeguatamente documentati e sostenuti da elementi verificabili. Una corretta impostazione del sistema di reporting può quindi contribuire a rendere le comunicazioni ESG più coerenti, trasparenti e difendibili.
La quarta direttrice riguarda l’integrazione tra informazioni finanziarie e informazioni di sostenibilità, secondo il modello del cosiddetto connected reporting. Una gestione integrata dei dati consente non soltanto di razionalizzare le attività di raccolta ed elaborazione delle informazioni, ma anche di migliorare la qualità delle decisioni aziendali. Gli investimenti necessari per affrontare la transizione climatica, gli effetti finanziari dei rischi ambientali e i sistemi di incentivazione del management rappresentano alcuni degli ambiti nei quali dati finanziari e dati ESG devono necessariamente essere considerati insieme. Una base informativa condivisa tra le funzioni Finance e Sostenibilità permette quindi al management di comprendere con maggiore precisione in quale modo i fattori ESG possano incidere sulla performance, sulla struttura finanziaria e sul valore prospettico dell’impresa. Questo approccio consente di superare una gestione prevalentemente reattiva e di integrare la sostenibilità nelle scelte con cui l’impresa orienta il proprio sviluppo.
La quinta direttrice riguarda infine l’evoluzione dell’organizzazione. La CSRD, infatti, non incide soltanto sul documento finale destinato alla pubblicazione, ma interviene indirettamente sui processi, sulla governance, sulla gestione dei dati e sui sistemi di controllo. La sostenibilità tende così a non rimanere una responsabilità confinata alla funzione ESG, ma diventa progressivamente parte dei processi decisionali e della gestione ordinaria dell’impresa.
Le modifiche introdotte con Omnibus I hanno ridefinito il perimetro di applicazione, le tempistiche e alcuni contenuti della CSRD, ma la sfida per le imprese non si esaurisce nel semplice adeguamento agli obblighi normativi. La semplificazione del quadro regolamentare rende ancora più importante comprendere quale valore possa essere attribuito alle informazioni ESG anche al di fuori dell’ambito strettamente obbligatorio. Nel breve periodo, questo processo può consentire di individuare inefficienze e aree di miglioramento che in precedenza non erano adeguatamente misurate. Nel medio e lungo periodo, invece, può contribuire a modificare la cultura organizzativa, poiché gli indicatori di sostenibilità entrano progressivamente nei sistemi di gestione e nelle attività quotidiane dei manager e dei diversi livelli dell’organizzazione. La sostenibilità diventa quindi un elemento integrato nei criteri attraverso i quali vengono assunte le decisioni aziendali.
Le direttrici analizzate ovvero materialità (1), strategia (2), credibilità (3), integrazione dei dati (4), cultura organizzativa (5) rappresentano infatti altrettanti punti di collegamento tra sostenibilità e gestione dell’impresa. Attraverso questi elementi, le informazioni ESG possono essere utilizzate per migliorare la gestione dei rischi, sostenere la qualità delle decisioni, favorire l’innovazione e individuare nuove opportunità di mercato e di relazione con clienti, finanziatori e altri stakeholder.
Il reporting può quindi diventare uno strumento attraverso il quale comprendere meglio il funzionamento dell’impresa, individuare le proprie vulnerabilità, intercettare nuove opportunità e orientare con maggiore consapevolezza le scelte strategiche. Per questo motivo, anche per le imprese che si trovano al di fuori del perimetro degli obblighi diretti, la questione non riguarda soltanto se, quando e quali informazioni rendicontare, ma soprattutto come utilizzare quelle informazioni per costruire organizzazioni maggiormente strutturate e resilienti.
In questa prospettiva, la semplificazione normativa introdotta con Omnibus I non rappresenta di certo la conclusione del percorso avviato con la CSRD, ma può segnare l’inizio di una fase nella quale la sostenibilità viene maggiormente ricondotta alla gestione concreta dell’impresa. Come abbiamo già scritto in ogni nostra pubblicazione, il reporting ESG non deve essere considerato soltanto un adempimento, ma anzi uno strumento attraverso il quale trasformare dati, rischi e opportunità ESG in informazioni utili per orientare le decisioni e sostenere nel tempo la capacità competitiva dell’organizzazione.