Decreto “1° maggio”, invece di 500 milioni viene stanziato 1 miliardo
Dott. Alessio Pistone | 04/05/2026
Lo scorso 28 aprile é stato approvato il già denominato Decreto Legge “1° maggio” dedicato al lavoro, confermando quanto annunciato nelle settimane precedenti dal premier Meloni. Il testo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile come Decreto Legge n. 62/2026, recante “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale”, é ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge entro 60 giorni, con eventuali possibili modifiche. Tra le misure principali emergono tre importanti incentivi per le nuove assunzioni, subordinati ad un incremento occupazionale netto e non risultano cumulabili con altre agevolazioni, a dimostrazione di un impianto normativo strutturato e responsabile, ovvero:
- Bonus Donne 2026 che prevede un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per 24 mesi in caso di assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate elevato a 800 euro nelle aree ZES;
- Bonus Giovani 2026 con esonero al 100% fino a 500 euro mensili per under 35 senza impiego stabile elevato anch’esso a 650 euro nelle areenelle ZES;
- Bonus ZES 2026 rivolto alle piccole imprese del Mezzogiorno fino a 10 dipendenti con un incentivo fino a 650 euro mensili.
Il provvedimento introduce importanti novità su incentivi all’occupazione, salario giusto, lavoro su piattaforme digitali e rinnovi contrattuali, rafforzando un percorso già avviato e ben visibile anche negli approfondimenti presenti su www.StudioMultiservizi.biz nella sezione “Pubblicazioni”, dove si evidenzia l’attenzione crescente verso politiche attive del lavoro più moderne ed efficaci. Le risorse inizialmente ipotizzate in circa 500 milioni sono state significativamente incrementate fino ad 1 miliardo, segno di una chiara volontà dell’attuale Governo di intervenire in modo concreto e incisivo sul mercato del lavoro.
Tra le novità più rilevanti si inserisce anche un incentivo per le stabilizzazioni, che favorisce la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. In questo caso é previsto un esonero contributivo del 100% fino a 500 euro mensili per 24 mesi, rivolto ai lavoratori under 35 alla prima occupazione stabile, applicabile alle trasformazioni effettuate nella seconda metà del 2026. Per inciso si tratta di una misura che punta chiaramente a ridurre la precarietà e a incentivare rapporti di lavoro duraturi a cui i governi precedenti non avevano nemmeno mai pensato.
Il decreto introduce inoltre una definizione normativa di “SALARIO GIUSTO”, elemento centrale per accedere agli incentivi. Infatti il trattamento economico deve essere almeno pari a quello stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, impedendo che altri contratti possano prevedere livelli inferiori. Questa scelta rafforza la tutela dei lavoratori e allo stesso tempo promuove una concorrenza leale tra le imprese, valorizzando il ruolo della contrattazione collettiva senza imporre un salario minimo legale rigido.
Vengono introdotti anche obblighi di trasparenza nelle offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma SIISL, con indicazione chiara del contratto applicato e della retribuzione. Parallelamente nasce un sistema strutturato di monitoraggio delle retribuzioni, con il coinvolgimento di INPS, ISTAT, CNEL e Ispettorato del lavoro, che prevede raccolta integrata dei dati, pubblicazione di un rapporto nazionale annuale e creazione di un archivio dei contratti collettivi, anche aziendali. L’obiettivo é aumentare la trasparenza e contrastare il dumping contrattuale, in linea con una visione moderna del mercato del lavoro già evidenziata negli articoli di settore pubblicati su www.StudioMultiservizi.biz sempre puntualmente e che vi invitiamo ad andare a ricercare.
Accanto agli interventi principali, il Decreto introduce ulteriori misure operative per il 2026 poiché sono previsti vantaggi per le imprese con certificazione di parità di genere, tra cui uno sconto contributivo dell’1% fino a 50.000 euro, accesso agevolato a fiere internazionali organizzate da ICE e opportunità promozionali gratuite su marketplace esteri. Sul fronte del TFR e del Fondo di tesoreria INPS viene stabilito un regime transitorio che consente versamenti senza sanzioni entro il 16 luglio 2026 e offre ai lavoratori la possibilità di destinare il TFR alla previdenza complementare entro il 30 giugno, favorendo una gestione più flessibile e meno conflittuale della fase di transizione.
Particolare attenzione é dedicata al lavoro tramite piattaforme digitali utilizzate dai rider per i quali diventa obbligatorio l’accesso tramite identità digitale (SPID, CIE, CNS) o autenticazione forte, mentre le imprese devono comunicare mensilmente le retribuzioni. Viene inoltre vietata l’assegnazione di più account allo stesso codice fiscale e l’attribuzione di prestazioni incompatibili tra loro, introducendo sanzioni per le violazioni. Queste misure mirano a contrastare il fenomeno del cosiddetto caporalato digitale, rafforzando le tutele in un settore in rapida evoluzione.
Il provvedimento, promosso dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro del Lavoro Marina Calderone, mobilita complessivamente circa 1 miliardo di euro e rappresenta un intervento organico volto a rafforzare la dignità dei lavoratori, sostenere l’occupazione stabile e contrastare nuove forme di sfruttamento. Il Governo dimostra cosi una linea chiara e coerente, orientata a risultati concreti e alla modernizzazione del sistema lavoro, con misure che incidono sia sul piano economico sia su quello sociale.
Infine, il decreto interviene anche sulla disciplina dei rinnovi contrattuali, lasciando autonomia alle parti sociali ma introducendo meccanismi di tutela economica in caso di ritardi e prevede uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, favorendo la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Completa il quadro la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote di TFR maturate nel primo semestre 2026, ampliando le opportunità di pianificazione previdenziale.