Test di commercialità 2026 per gli ETS
Dott. Alessio Pistone | 23/12/2025
Il nuovo regime fiscale degli Enti del Terzo Settore (ETS), che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026, segna una vera e propria rivoluzione nel trattamento fiscale degli enti non profit, con l’introduzione del “Test di Commercialità” sancito dall’articolo 79 del D.Lgs. 117/2017. Questo test ha l’obiettivo di analizzare non solo la natura giuridica degli enti, ma anche le modalità operative e le attività svolte, al fine di determinare se un ente debba essere considerato commerciale o non commerciale ai fini fiscali.
Il “Test di Commercialità” consente di qualificare un’attività come commerciale solo quando i ricavi derivanti da prestazioni di servizi o cessione di beni superano in modo significativo i costi sostenuti per l’erogazione di tali servizi o beni. In altre parole, un ente che persegue finalità ideali, come una associazione culturale, ma genera costi superiori ai ricavi, non sarà considerato come un ente commerciale, e quindi godrà del regime fiscale agevolato riservato agli enti non profit. Il criterio fondamentale per determinare la natura commerciale o non commerciale di un’ETS é che i ricavi non devono superare le spese maggiorate di una tolleranza del 6%. In termini semplici se un ente incassa 106 euro da prestazioni commerciali, le spese dirette e indirette devono essere almeno 100 euro. In caso contrario, l’ente sarà trattato fiscalmente come un ente commerciale e quindi soggetto all’IRES secondo le regole ordinarie. Questo calcolo che inizialmente prevedeva una soglia del 5% é stato innalzato al 6% per garantire maggiore flessibilità e sostenibilità gestionale per gli enti, in modo che possano continuare a perseguire le proprie finalità ideali senza rischiare di essere penalizzati da un eccessivo rigore fiscale.
I ricavi da considerare sono quelli provenienti da prestazioni di servizi o cessione di beni nell’ambito delle attività generali di interesse sociale, come rette, biglietti, tariffe, o quote di partecipazione. I costi da calcolare, invece, includono tutte le spese dirette e indirette legate all’attività svolta, comprese quelle generali di struttura e i costi figurativi (ad esempio, il valore delle risorse gratuite messe a disposizione dall’ente). Tuttavia, é importante sottolineare che per quegli ETS che hanno costantemente spese molto superiori ai ricavi generati dalle proprie attività, e che si sostengono principalmente attraverso bandi e sovvenzioni pubbliche, un “Test di Commercialità” potrebbe non essere necessario. In questi casi, infatti, l’attività dell’ente non produce margini economici tali da farlo rientrare in una logica di concorrenza con il mercato commerciale. Per queste realtà, il finanziamento esterno, in gran parte pubblico, è il principale strumento di sostentamento, confermando la loro natura non commerciale e socialmente orientata. Pertanto, un test basato sul raffronto fra ricavi e costi rischia di essere superfluo e non rispecchiare la reale essenza di queste organizzazioni, che operano prevalentemente in un ambito di utilità sociale senza finalità di profitto. In sostanza, per quegli enti che dipendono in gran parte da risorse pubbliche per perseguire le proprie finalità di interesse generale, il “Test di Commercialità” potrebbe risultare superfluo poiché la loro attività si caratterizza per una gestione economica molto lontana da quella di un’impresa commerciale.
Il cambiamento rappresentato dall’introduzione del “Test di Commercialità” riflette una nuova filosofia fiscale che va oltre la semplice qualifica giuridica dell’ente e si concentra sulle modalità concrete con cui le attività sono esercitate. Questo approccio riconosce che un ente che, pur perseguendo finalità non lucrative, genera sistematicamente ricavi superiori ai costi in maniera tale da competere con gli operatori commerciali, deve essere trattato come tale ai fini fiscali. La transizione verso questo nuovo sistema non sarà immediata, ma è destinata a garantire una maggiore equità e trasparenza nell’applicazione delle norme fiscali, ponendo gli ETS in una posizione di maggiore responsabilità nella gestione economica delle proprie attività.