Esenzione imposta di successione per quote di SNC
Dott. Alessio Pistone | 09/06/2026
Facendo seguito all’articolo pubblicato ieri sulla esenzione imposta di successione per quote di SRL, vediamo come si é espressa l’Agenzia delle Entrare riguardo la stessa fattispecie ma in riferimento alle quote di una SNC con la risposta ad interpello n. 116/2026, fornendo chiarimenti significativi in merito all’applicazione dell’esenzione dall’imposta sulle donazioni prevista per il trasferimento di partecipazioni societarie ai discendenti. L’intervento interpretativo riguarda il trasferimento ai figli della sola nuda proprietà delle quote di una società di persone, con contestuale riserva dell’usufrutto in favore del genitore imprenditore.
Il richiamo normativo é all’articolo 3 comma 4-ter del Testo Unico sulle Successioni e Donazioni prevede un regime di favore per i trasferimenti effettuati a favore dei discendenti, purché siano rispettate specifiche condizioni finalizzate a garantire la prosecuzione dell’attività economica. Per le società di capitali la norma richiede il trasferimento del controllo societario ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, mentre per le società di persone il beneficiario deve mantenere la titolarità della partecipazione per almeno cinque anni.
Il caso esaminato dall’Amministrazione finanziaria prende origine da un’operazione di riorganizzazione societaria e successoria. Il contribuente aveva dapprima conferito le proprie partecipazioni in due società in nome collettivo applicando il regime del realizzo controllato previsto dall’articolo 177, commi 2 e 2-bis, del Tuir. Successivamente, mediante patti di famiglia disciplinati dall’articolo 768-bis del codice civile, aveva trasferito ai figli la nuda proprietà delle quote, trattenendo per sé il diritto di usufrutto. La questione sottoposta all’Agenzia riguardava la possibilità di applicare l’esenzione dall’imposta di donazione in una situazione nella quale i figli risultavano formalmente titolari delle partecipazioni, ma il genitore continuava a conservare alcuni rilevanti poteri connessi alla gestione delle società.
Nella propria risposta l’Agenzia delle Entrate richiama la finalità della disposizione agevolativa, evidenziando come il legislatore abbia inteso favorire il concreto ricambio generazionale delle imprese e non un semplice trasferimento formale delle partecipazioni. Proprio per questo motivo la nozione di titolarità richiesta dalla norma deve essere interpretata in senso sostanziale e non esclusivamente giuridico. Quindi secondo l’amministrazione finanziaria, il trasferimento della sola nuda proprietà non esclude automaticamente l’accesso al beneficio fiscale. Tuttavia, affinché l’agevolazione possa trovare applicazione, occorre che il nudo proprietario acquisisca effettivamente la posizione di socio e sia posto nelle condizioni di esercitare i poteri necessari per partecipare alle decisioni societarie e garantire la prosecuzione dell’attività imprenditoriale.
Nel caso analizzato tale requisito non risultava soddisfatto poiché dall’esame delle clausole contenute nei patti di famiglia emergeva infatti che il disponente, pur avendo trasferito formalmente le quote ai figli, continuava a detenere il controllo sostanziale delle società, mantenendo i principali poteri decisionali e gestionali. In tale contesto i figli non assumevano un ruolo effettivo nella conduzione dell’impresa, limitandosi a detenere una posizione giuridica priva della concreta possibilità di incidere sulla gestione aziendale. L’Agenzia conclude quindi che l’esenzione prevista dall’articolo 3 comma 4-ter del TUSD non possa essere riconosciuta quando il trasferimento delle partecipazioni non realizza un autentico passaggio generazionale; la continuità dell’impresa deve infatti essere garantita attraverso il reale subentro dei discendenti nelle funzioni e nelle responsabilità imprenditoriali.
L’orientamento espresso conferma una linea interpretativa sempre più attenta alla sostanza economica delle operazioni rispetto al mero dato formale e si inserisce nel più ampio quadro delle misure volte a favorire la stabilità delle imprese familiari italiane ed in questa direzione si collocano anche numerosi interventi normativi e fiscali sostenuti dall’attuale Governo, orientati a preservare la continuità aziendale, incentivare il ricambio generazionale e salvaguardare il patrimonio produttivo nazionale, riconosciuto come elemento fondamentale per la crescita economica e occupazionale del Paese.