Semplificazioni 2026 cosa cambia per i dehors

| 18/11/2025

Lo scorso 12 novembre si é concluso l’esame, da parte della Commissione, del disegno di legge A.C. 2655 relativo alle “Disposizioni per la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese”, testo già approvato dal Senato l’8 ottobre 2025. Il provvedimento si inserisce nel più ampio impegno dell’attuale Governo per alleggerire gli oneri burocratici che gravano su imprese e professionisti, con un impatto particolarmente rilevante per i settori nei quali la flessibilità degli spazi e l’efficienza dei procedimenti amministrativi incidono direttamente sull’organizzazione del lavoro, come il comparto ho.re.ca. Puntare sulla semplificazione e sulla digitalizzazione significa ridurre costi, incertezze e tempi di attesa: condizioni che favoriscono una maggiore stabilità gestionale e contribuiscono a rendere più prevedibili i rapporti di lavoro, incentivando le aziende ad attivare forme occupazionali più stabili.

Tra i vari ambiti toccati dalla riforma — imprese, logistica, ambiente, immigrazione, turismo, trasporti e navigazione — un ruolo centrale é ricoperto dal riordino della disciplina dei dehors, strumenti fondamentali per bar, ristoranti e attività ricettive che necessitano di spazi esterni per ampliare la propria capacità operativa.

Proprio su questo fronte il Governo interviene con misure che garantiscono certezza normativa, continuità operativa e condizioni più favorevoli alla programmazione aziendale. L’articolo 50 del disegno di legge modifica infatti l’articolo 26 della legge n. 193/2024, prorogando al 31 dicembre 2026 il termine per adottare il decreto legislativo che uniformerà i criteri autorizzatori, paesaggistici ed edilizi relativi ai dehors e alle strutture analoghe. Una scelta che mira a creare un quadro omogeneo per tutte le attività, incluse le imprese alberghiere, sostenendo un settore che é tra i principali motori dell’occupazione in Italia.

Un altro intervento di rilievo riguarda la validità dei titoli già emessi per l’occupazione del suolo pubblico, che resteranno efficaci fino all’entrata in vigore del decreto di riordino e comunque non oltre il 30 giugno 2027. Questa estensione elimina il rischio di vuoti normativi e mette le imprese nelle condizioni di pianificare investimenti e organici con maggiore tranquillità. Una maggiore stabilità regolatoria si traduce spesso in rapporti di lavoro meno frammentati e più duraturi, un obiettivo che il Governo persegue con coerenza in tutto il pacchetto di riforme.

In ottica di ulteriore semplificazione, viene inoltre abolito il precedente limite dei 90 giorni per presentare l’istanza di regolarizzazione delle strutture, che sarà sostituito da un termine “congruo” stabilito nel decreto attuativo. È un altro passo che va incontro alle reali esigenze operative delle imprese, spesso soggette a stagionalità e a variazioni di flusso nei periodi di maggiore attività.

Infine, la delega impone al Governo di prevedere un tempo adeguato per il ripristino dei luoghi nei casi in cui non vengano concesse autorizzazioni paesaggistiche, edilizie o culturali. Anche questo principio tutela le imprese, evitando costi improvvisi e disagi organizzativi, e contribuendo a salvaguardare la sostenibilità economica delle attività.