Green Loans: Proposta di semplificazione dalla Banca d’Italia
Dott. Alessio Pistone | 13/10/2026
La Banca d’Italia nella Nota di stabilità finanziaria e vigilanza n. 52 del 6 ottobre 2026 affronta il tema dei finanziamenti “green” e propone una possibile definizione armonizzata a livello europeo, con l’obiettivo di superare le attuali difficoltà applicative e favorire lo sviluppo del credito destinato a sostenere la transizione ecologica. Il documento evidenzia come la mancanza di criteri condivisi per identificare i prestiti sostenibili rappresenti ancora un ostacolo per gli istituti di credito e per le imprese, limitando la comparabilità delle offerte e la possibilità di valutare in maniera omogenea i rischi associati a queste forme di finanziamento.
L’analisi si concentra prevalentemente sul settore immobiliare, caratterizzato da consumi energetici ed emissioni significativi, e sottolinea il ruolo determinante del sistema bancario nel sostenere gli investimenti finalizzati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici. I finanziamenti “green” possono contribuire a ridurre i costi energetici, aumentare il valore degli immobili e contenere i rischi finanziari legati alle oscillazioni dei prezzi dell’energia. Questi benefici possono riflettersi anche sulla qualità dei crediti bancari, poiché una minore esposizione alle spese energetiche può rafforzare la capacità dei debitori di rispettare gli impegni finanziari assunti.
Secondo gli autori, uno dei principali problemi riguarda la complessità dei criteri previsti dalla Tassonomia europea delle attività sostenibili, che richiede il rispetto di specifici requisiti tecnici, del principio di non arrecare danni significativi agli obiettivi ambientali e delle garanzie minime di natura sociale. Sebbene questo sistema rappresenti un riferimento importante per assicurare credibilità e coerenza alla finanza sostenibile, la sua applicazione può risultare particolarmente onerosa a causa della disponibilità limitata di dati e delle difficoltà operative incontrate dagli intermediari finanziari.
La conseguenza é stata la diffusione di standard differenti, elaborati da associazioni di mercato e dagli stessi istituti bancari, con il rischio di generare criteri di valutazione non uniformi e di rendere più difficile il confronto tra le offerte di credito. Nella prassi bancaria, ad esempio, la classificazione di un immobile come efficiente dal punto di vista energetico si basa spesso sull’appartenenza alle classi energetiche più elevate, mentre per gli interventi di riqualificazione vengono considerati miglioramenti misurabili delle prestazioni energetiche oppure il passaggio a una o più classi superiori.
Per superare queste criticità, la Banca d’Italia propone un modello articolato su due livelli:
- Mantere la classificazione dei finanziamenti pienamente conformi alla Tassonomia europea, comprensiva di tutti i requisiti tecnici, ambientali e sociali previsti dalla normativa.
- Introdurre a latere un percorso operativo semplificato, basato su indicatori verificabili di prestazione energetica, come la classe energetica degli edifici o la riduzione dei consumi di energia primaria.
Per gli edifici di nuova costruzione, il documento ipotizza criteri fondati sul conseguimento delle migliori classi energetiche oppure su livelli di consumo inferiori alle soglie previste per gli edifici a energia quasi zero. Per l’acquisto di immobili esistenti, la classificazione potrebbe dipendere dalla classe energetica raggiunta o dal posizionamento dell’immobile tra quelli con le migliori prestazioni del patrimonio edilizio nazionale o regionale. Per le ristrutturazioni, invece, sarebbero rilevanti una riduzione dei consumi di energia primaria almeno pari al 30 per cento oppure il miglioramento di almeno una classe energetica.
La proposta mira a rendere più semplice l’individuazione dei finanziamenti “green” senza abbandonare il riferimento alla Tassonomia europea e mantenendo una distinzione trasparente tra le operazioni pienamente conformi a quest’ultima e quelle che rispettano criteri semplificati basati sulle prestazioni energetiche. Gli autori ritengono inoltre opportuno che l’adozione della nuova classificazione rimanga volontaria, affinché le banche possano continuare a utilizzare criteri coerenti con i rispettivi modelli operativi, senza ostacolare lo sviluppo del mercato.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda i possibili effetti sul costo del credito poiché attualmente i finanziamenti “green” non beneficiano automaticamente di un trattamento prudenziale più favorevole rispetto alle altre esposizioni bancarie. Tuttavia, qualora ulteriori evidenze empiriche dimostrassero in modo sufficientemente solido che questi prestiti presentano una probabilità di insolvenza inferiore e minori perdite in caso di mancato rimborso, potrebbero aprirsi le condizioni per una revisione al ribasso delle valutazioni del rischio e di conseguenza in prospettiva una significativa riduzione dei tassi applicati.
Si potrebbe così sviluppare un circolo virtuoso nel quale condizioni di finanziamento più favorevoli incentivano gli investimenti sostenibili, gli investimenti migliorano l’efficienza energetica e la resilienza economica dei beneficiari e la riduzione dei rischi può favorire ulteriori miglioramenti nelle condizioni di accesso al credito. La Nota 52 sottolinea comunque che questi possibili vantaggi dipendono dall’evoluzione delle evidenze sul rischio che purtroppo allo stato attuale non costituiscono un reale beneficio riconosciuto a tutti i finanziamenti qualificati come “green”.
Le considerazioni sviluppate dalla Banca d’Italia sui finanziamenti “green” offrono spunti di riflessione che vanno oltre il settore immobiliare e possono assumere una rilevanza crescente anche per le piccole e medie imprese. Sebbene il documento si concentri principalmente sui prestiti destinati alla costruzione, all’acquisto e alla riqualificazione degli edifici, il suo impianto evidenzia un principio più generale, ovvero l’importanza di disporre di informazioni attendibili, comparabili e verificabili per consentire agli intermediari finanziari di valutare correttamente le caratteristiche delle operazioni e i rischi dei soggetti finanziati.
In questo scenario la redazione volontaria di un bilancio di sostenibilità può diventare progressivamente uno strumento strategico anche per le PMI che non rientrano negli obblighi normativi di rendicontazione. La crescente attenzione degli istituti di credito ai fattori ambientali, sociali e di governance, comunemente indicati con l’acronimo ESG, può infatti determinare una maggiore richiesta di informazioni sulla gestione aziendale, sull’esposizione ai rischi climatici, sull’utilizzo delle risorse, sulle politiche relative al personale e sulla solidità dei sistemi di controllo interno.
Attraverso indicatori quantitativi, obiettivi misurabili e informazioni sulle politiche adottate, l’azienda può dimostrare di conoscere i propri rischi e di aver avviato un percorso concreto per gestirli. Il bilancio di sostenibilità consente di raccogliere e organizzare queste informazioni in un documento strutturato, offrendo una rappresentazione più completa dell’impresa rispetto ai soli dati economici e finanziari tradizionali. Con questo approccio una PMI può rappresentare un’opportunità per rafforzare il dialogo con banche, investitori, clienti e altri interlocutori della filiera produttiva.
L’inefficienza strutturale attuale é dovuta alla mancanza di automatismo là dove la predisposizione di un bilancio di sostenibilità non garantisce automaticamente tassi di interesse inferiori né condizioni di finanziamento più vantaggiose. Le decisioni creditizie continuano a dipendere da numerosi fattori, tra cui la capacità di rimborso, la redditività, la situazione patrimoniale, il merito creditizio e le garanzie disponibili. Tuttavia, una rendicontazione attendibile può contribuire a migliorare la qualità delle informazioni a disposizione della banca e a rendere più visibili gli investimenti, le politiche di gestione del rischio e i risultati conseguiti dall’impresa sul piano della sostenibilità.
Le prospettive appaiono particolarmente interessanti se si considera che le richieste di informazioni ESG possono raggiungere le PMI anche indirettamente, attraverso le banche finanziatrici, i grandi clienti, le imprese capofila delle filiere e gli altri partner commerciali. Un’impresa che intenda mantenere o ampliare i propri rapporti con questi soggetti potrebbe quindi trovarsi nella necessità di dimostrare con dati concreti il proprio livello di sostenibilità, anche in assenza di uno specifico obbligo normativo.
Per questo motivo, la predisposizione volontaria di un bilancio di sostenibilità può trasformarsi da semplice attività documentale in uno strumento di pianificazione e gestione aziendale. L’individuazione di indicatori adeguati, la definizione di obiettivi realistici e il monitoraggio periodico dei risultati consentono infatti di individuare inefficienze, programmare investimenti e migliorare la capacità dell’impresa di affrontare i cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato.
Per ottenere risultati concreti, é tuttavia essenziale evitare rendicontazioni meramente formali o dichiarazioni non supportate da evidenze. La credibilità del documento dipende dalla qualità dei dati, dalla coerenza degli indicatori utilizzati e dalla capacità di rappresentare in modo trasparente sia i progressi raggiunti sia gli aspetti ancora da migliorare. Un percorso graduale, proporzionato alle dimensioni e alle caratteristiche dell’impresa, può consentire anche alle realtà più piccole di costruire nel tempo un sistema informativo adeguato, senza sostenere oneri sproporzionati rispetto alle proprie risorse.
In prospettiva quindi é ragionevole attendersi che la disponibilità di informazioni ESG strutturate possa assumere un peso crescente nei processi di valutazione del credito, soprattutto quando sarà possibile collegare in maniera più robusta determinati indicatori di sostenibilità a una riduzione dei rischi finanziari. In tale contesto, le PMI che avranno già sviluppato una rendicontazione volontaria potrebbero trovarsi in una posizione più favorevole nel dialogo con le banche, grazie alla possibilità di rispondere tempestivamente alle richieste informative e di documentare gli interventi realizzati.
Le indicazioni della Banca d’Italia confermano quindi l’importanza di sviluppare strumenti di valutazione più semplici, omogenei e concretamente utilizzabili, capaci di valorizzare le caratteristiche delle attività finanziate senza rinunciare alla trasparenza. Lo stesso principio può essere applicato, con gli opportuni adattamenti, alla rendicontazione di sostenibilità delle PMI, per le quali la disponibilità di dati affidabili può diventare un elemento distintivo nei rapporti con il sistema bancario.
Le imprese che inizieranno per tempo a organizzare le proprie informazioni ESG potranno affrontare con maggiore preparazione l’evoluzione delle richieste del mercato e cogliere le opportunità derivanti dalla diffusione della finanza sostenibile. Il bilancio di sostenibilità volontario che primariamente si auspica sarà una garanzia di credito più conveniente, ma potrà rappresentare anche un investimento organizzativo utile per migliorare la trasparenza, rafforzare la reputazione aziendale e favorire, nel tempo, un confronto più consapevole con gli istituti finanziari.